
Il monte Grifone è così chiamato poichè fino agli inizi del xx secolo, tra le rupi della cima nidificava una colonia di Grifoni (uccello rapace simile all'avvoltoio).
Le ultime colonie di avvoltoio grifone si estingueranno in Sicilia negli anni sessanta del secolo scorso a causa dei bocconi avvelenati contro le volpi.
| Nella foto Monte Grifone visto dal porticciolo di Sant'Erasmo. |
L'antro più grande alla base, noto con il nome di Grotta di San Ciro, a inizio 800, ha restituito resti di fossili mammalaufane di tipo africano (elefanti ed ippopotami).
Questi resti furono scambiati per ossa recenti, ed incautamente vendute a Marsiglia per destinarle alla locale industria del sapone. Quelle grandi ossa, pesanti e litificate dai processi di fossilizzazione, si rivelarono inutilizzabili e i Francesi non la presero bene: parlarono di truffa e gettarono il carico nel porto di Marsiglia.
Iniziò così una querelle tra Francesi e Siciliani, e crebbe la curiosità del pubblico verso l'origine delle grandi ossa di San Ciro.
A risolvere l'enigma fu Georges Cuvier palentologo francese, sollecitato dall'abbate Domenico Scinà, studioso palermitano di storia naturale, che a lui spedì alcune delle ossa incriminate.
L'Abbate sostenne che le ossa ritrovare a San Ciro non fossero i resti di elefanti portati in Sicilia dai Cartaginesi, ma ossa fossili ben più antiche, di animali estinti nel corso del Pleistocene.
Il Couvier confermò la tesi di Scinà. Questo episodio riportato dai giornali del tempo, fece crescere l'interesse per la paleontologia e storia naturale.
Nessun commento:
Posta un commento