venerdì 1 novembre 2019

Il racconto della festa del Giorno dei Morti in Sicilia di Andrea Camilleri.

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c'era un picciriddu si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi con linzòlo bianco e con lo scùscio di catene, si badi bene, non quelli che spaventano, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d'occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d'arte, non facevano nessuna differenza con i vivi.

Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c'erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.
Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto.

Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all'alba per andare alla cerca. Perchè i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l'avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa.


Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo otto anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall'aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti "dei morti": marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, "rami di meli"fatti di farine e miele, "mustazzola" di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. 

Non mancava mai il "pupo di zucchero" che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza.

A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al caposanto a salutare e ringraziare i morti. Per noi picciriddi era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: "che ti portarono quest'anno i morti ?". Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l'anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.


Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un'affettuosa consuetudine.

Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l'albero di natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli.

Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e "stampato" , come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico.

E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perchè chi ha appreso a morire a disimparato a servire.

"Il giorno dei morti", tratto dal libro Racconti quotidiani (Mondadori) di Andrea Camilleri.

domenica 20 ottobre 2019

Riflessioni (R)evolution

Siamo molto demoralizzati dalla piega che ha preso (R)evolution Romagnolo. Tutto ciò che abbiamo realizzato è stato vandalizzato. Non è rimasto nulla.
Pensiamo che i gesti vandalici siano mirati a noi di Azzizzart. Perchè ?
Com'è possibile che i nostri cartelli, realizzati ben due volte, siano stati distrutti e quello del wwf (che si trova ad un metro di distanza) sia ancora lì?
Addirittura abbiamo pensato che non si tratti di ragazzini , ma di persone adulte in grado di intendere e di volere... che si contengono una spiaggia per i loro sporchi interessi.
Volevamo fare qualcosa di buono per tutti voi, ma preferite rimanere sommersi dalla spazzatura omettendo dei problemi reali presenti sul luogo,perchè ROMAGNOLO è stupenda e fantastica così!
E' come amare una donna solo per il suo aspetto fisico, trascurandone quello interiore.
Riconoscere un problema non è voler gettare fango su Romagnolo, ma tentare di risolverlo affinchè questo posto diventi vivibile a 360°.
Vogliamo terminare ciò che abbiamo iniziato per rispetto a tutte le persone che sono venute ad aiutarci e alle associazioni che hanno messo a disposizione il loro tempo per la realizzazione degli arredi urbani.
Avete distrutto tutto quanto, riportato la spiaggia allo schifo più totale senza sapere che dietro a tutto questo c'è stato amore, impegno e sopratutto TEMPO da parte di cittadini volontari e associazioni.
Abbiamo bisogno di un vostro parere. Ci aiutate a terminare l'impresa?

sabato 3 agosto 2019

La leggenda delle teste di Moro.

Passeggiando per le vie siciliane è facile rimanere incantati dinanzi alla maestose Teste di Moro, in siciliano note anche come "Graste", che da secoli arricchiscono e colorano le balconate di questa magnifica terra. Figlie di una tradizione millenaria, queste prestigiose opere d'arte dalla raffinata manifattura artigianale non nascono da una deliberata fantasia artistica, esse trovano tutte un'origine comune in un'antica leggenda: protagonisti di questa struggente vicenda un giovane Moro e una bellissima fanciulla siciliana.

Secondo la leggenda, intorno all'anno 1000, nel pieno della dominazione dei Mori in Sicilia, nel quartiere arabo di Palermo "Al Hàlisah" (che significa la pura o l'eletta) oggi chiamato Kalsa, una bellissima fanciulla viveva le sue giornate in una dolce quanto solitaria quiete, dedicando le sue attenzioni all'amabile cura delle piante del suo balcone.

Dall'alto della sua balconata fiorita, ella venne un giorno notata da un giovane, un Moro. Sopraffatto da una violenta passione per essa, il giovane Moro non esitò un attimo a dichiararle il suo amore.
La giovane, colpita dalla promessa d'amore ricevuta, accolse e ricambiò con passione il sentimento dell'ardito corteggiatore.

Eppure il giovane, che non si era fatto scrupolo nell'abbandonarsi alle più dolci profusioni amorose, in cuor suo celava un gravoso segreto : moglie e figli lo attendevano in Oriente, in quella terra nel quale egli doveva fare ritorno.

La fanciulla distrutta nell'apprendere una tale notizia ed amareggiata per quell'amore tradito che si accingeva ora ad abbandonarla, fu colta da un'ira funesta che la spinse inesorabilmente ad imboccare la strada della vendetta. Ella meditò di cogliere il momento di maggiore vulnerabilità dell'uomo per ricambiare l'impietosa slealtà precedentemente subita.
Così nella notte, mentre egli caduto in un sonno profondo e riposava ignaro della sua sorte, ella colse l'attimo propizio e lo colpì mortalmente. Il moro che l'aveva amata e che si accingeva a partire ora non l'avrebbe più abbandonata. Decise inoltre che il volto di quel giovane, a lei eppur caro, sarebbe dovuto rimanere al suo fianco per sempre, perciò senza alcuna esitazione alcuna tagliò la testa del giovane creando con essa un oggetto simile a un vaso, e vi pose all'interno un germoglio di basilico.

La scelta di piantarvi del basilico fu sancita dal fatto che, come ella ben sapeva, questa odorosa pianta (dal greco "Basileus-Re"), si accompagna sempre a un'aura di sacralità, rappresentando difatti l'erba dei sovrani; in tal modo, nonostante il terribile atto compiuto, ella perseguiva il dissennato amorevole fine di continuare a prendersi cura del suo adorato.

Depose infine la testa sul suo balcone, dedicando ogni dì alla cura del basilico che in essa cresceva. Ogni giorno le lacrime della giovane bagnavano la pianta regale, che cresceva divenendo sempre più florida e rigogliosa. I vicini, pervasi dal profumo del basilico e guardando con invidia la pianta che maturava in quel particolare vaso a forma di Testa di Moro, si fecero realizzare vai in terracotta che riproponevano le stesse di quello amorevolmente custodito dalla fanciulla.

Oggi ogni Testa di Moro che viene prodotta reca una corona, un elemento sempre presente volto a riproporre la regale pianta che originariamente impreziosiva la testa del giovane Moro protagonista della triste vicenda.

Secondo un'altra versione della leggenda, la fanciulla siciliana sarebbe stata invece di nobili origini, e visse un amore clandestino con un giovane arabo, ma questo amore impossibile venne ben presto scoperto ed il disonorevole atto punito con la decapitazione di entrambi gli innamorati.

La vergogna di questo amore sarebbe stata inoltre proclamata dall'affissione di entrambe le tese (tramutate per l'occasione in vasi) su di una balconata. Lo scempio, esaltato da queste teste poste alla merce dei passanti, sarebbe stato in tal modo un monito fattivo contro ogni altra possibile sconveniente passione. Per tale motivo le teste di Turco verrebbero realizzate in coppia, in ricordo e onore dei due innamorati assassinati.

La leggenda che spiega l'origine delle preziose Teste di Moro,anche dette Teste d Turco (in siciliano la parola "Turchi" è usata in genere per indicare le persone di colore, indipendentemente dalla regione di origine, e venne usata per indicare le origini orientali del giovane Moro), ha nutrito negli anni la creatività degli artigiani palermitani diffondendosi in seguito tra le creazioni dei maestri artigiani del resto dell'isola le cui magistrali opere adornano oggi molte delle balconate siciliane.


mercoledì 26 giugno 2019

Diario di bordo. (R)evolution Romagnolo

Panchine realizzate grazie alle vostre donazioni.
E' arrivata l'estate ma nonostante il caldo afoso stiamo continuando a lavorare per Romagnolo.
Non pensavamo fosse così gratificante e allo stesso tempo difficile.
Perchè difficile?
Perchè molti ci accusano di ciò che stiamo facendo! si avete letto benissimo.
"vi occupate solo di una parte della spiaggia e l'altra no! fate questo per i Romagnolesi??? Avrete una grandissima delusione quando saprete a chi verrà concessa!" 
Difficile perchè hanno avuto inizio i primi atti vandalici come il furto dei cartelli che abbiamo costruito.
Nessuno ha ben capito che la gestione di tutto quello che fino ad oggi avete visto, è frutto di un'associazione di volontariato senza alcun scopo di lucro. 
Un'associazione di periferia che ha voglia di cambiamento e miglioramento. 
Non abbiamo alcun tipo di finanziamento. Ciò che abbiamo realizzato è stato possibile grazie alle donazioni di alcune associazioni e persone (come le vernici donate dal comitato di Pioppo, pedane, bobine, piante ecc.)
I nostri incontri di (R)evolution Romagnolo sono estesi a tutti.


La costa sud (meglio chiamarla costa Levante) è un bene prezioso deturpato dall'ignoranza delle persone. Non abbiamo i mezzi ne le facoltà per occuparci di un'intera costa.
Abbiamo scelto di partire da "quella metà di spiaggia" perchè si trova di fronte la nostra sede, ed è facile trasportare i materiali che ci servono arrivando comodamente a piedi, per svolgere le nostre attività all'aperto.
Ciò che volevamo in qualche modo si sta realizzando: un pomeriggio in sede sono arrivati sei bambini che ci hanno chiesto degli eventi domenicali (considerando che per via dei progetti e del caldo ci siamo fermati), e tra una chiacchera e l'altra  ci hanno detto che vorrebbero giocare a calcetto.
Domenica realizzeremo delle porte da calcio che faremo dipingere a loro stessi, in modo da renderli partecipi affinchè possano sentire quel senso di appartenenza che li spingerà a salvaguardare il loro quartiere, evitando atti vandalici.
Abbiamo fermato per strada molti giovani con la speranza che domenica possano venire a darci una mano.
Il nostro obiettivo è questo! per portarlo avanti abbiamo bisogno di ognuno di voi. Più siamo più riusciremo a realizzare tante cose meravigliose.
A domenica ! 

mercoledì 12 giugno 2019

Camera dello scirocco alla zona Indrustriale di Brancaccio.

In Via Cavallacci, nella borgata Brancaccio, esiste una cavità denominata Grotta della Regina Costanza.
La sua scoperta risale alla fine dell'ottocento. A prima vista sembra una "camera dello scirocco", cioè il  luogo dove nelle giornate afose si riunivano i proprietari della villa o palazzo in attesa che cessasse il vento torrido.
In questa grotta si accede da una scala di tufo, lateralmente decorata da frammenti marmorei e pannelli di ceramica in stile pompeiano. Dal punto in cui termina a scala, sino agli anni sessanta, scaturiva una sorgente di acqua freschissima.
E' evidente che colui che operò questa trasformazione creò il mito o leggenda che la grotta fosse stata utilizzata dalla Regina Costanza, che dal castello Maredolce attraversando un viale alberato di palme, si recasse nella grotta per ristorarsi nelle fresche acque della sorgente.

L'autore di questa "leggenda" fu un commerciante boemo di nome Langer che aveva in precedenza acquistato una casetta che si trovava sopra la grotta.  Costui era un erudito e collezionista di materiali che acquistava presso i vari antiquari oppure dalle demolizioni di chiese e vecchi edifici.
La grotta ha una forma circolare ed essa si penetra in altre piccole grotte. Alcuni vecchi cartelli che si trovano nella zona recano la dizione Grotta della Regina ed il sito appare nell'elenco degli edifici di interesse monumentale o ambientale ma non è mai stato tenuto in considerazione.
La grotta non si può considerare una Necropoli perchè nella zona non è mai stato trovato alcun reperto in merito, probabilmente, nel periodo arabo era un antico bagno.

Durante la seconda guerra mondiale, il sito fu utilizzato come rifugio antiaereo dagli abitanti della zona e naturalmente fu danneggiato.
Un piano regolatore degli anni settanta prevedeva che l'area fosse transennata in modo da non poter essere oppressa dai capannoni circostanti, ma come spesso succede in seguito il progetto fu abbandonato.
La sorgente d'acqua è scomparsa a causa della variazione della falda freatica. Uno degli ultimi proprietari fu l'ingegnere Pallme Konig.

Le leggende moderne, nate o diffuse nelle città, dimostrano che ancora oggi l'uomo lavora con la fantasia su aspetti della realtà che lo circonda, ciò fa inventare e raccontare fatti che, spacciati per seri e creduti tali, anche se privi degli elementi fantastici e meravigliosi presenti nelle leggende popolari, al solo fine di lucro .

fonte: Santi Gnoffo

lunedì 3 giugno 2019

(R)evolution Romagnolo Diario di bordo. Cosa bolle in pentola?

Non è sufficiente far parte di un gruppo sociale, oppure vivere in una determinata città per sentirsi appartenere ad essa.
L'appartenenza è un sentimento, è il senso di inclusione e la percezione del proprio valore all'interno di attività svolte in comunità.

Nel quartiere periferico di Romagnolo non esiste un'area destinata ad uso pubblico. Un'area dove potersi rilassare godendo dell'aria aperta ed usufruibile a tutti. La periferia di Palermo spesso è vittima di atti vandalici che gli stessi ragazzi del quartiere applicano non avendo un punto di riferimento.

Abbiamo preso di mira un'area verde sovrastante alla spiaggia di Romagnolo, curata periodicamente dalla Reset ma che non ha modo d'essere vissuta dal cittadino, pensando ad un luogo d'incontro per giovani, anziani , disabili, turisti dando inizio a degli incontri settimanali chiamati (R)evolution Romagnolo.

Obiettivo
del progetto è quello di promuovere e garantire la cura costante del verde pubblico e degli arredi urbani, sensibilizzando la cittadinanza e coinvolgendo quanti più soggetti possibili- fra enti, associazioni, esercizi commerciali e singoli cittadini- nella manutenzione diretta dell'area "adottata".

(R)evolution Romagnolo è una rivoluzione un risveglio delle coscienze e allo stesso tempo un evoluzione che ha lo scopo di :
  • coinvolgere la cittadinanza
    Un'idea che nasce per fare rete, e per sensibilizzare i cittadini alla cura e manutenzione degli spazi pubblici.
  • Una provocazione per attirare tanti giovani, magari gli stessi che in quartieri difficili come il nostro, sono propensi ad atti vandalici. I vandali non sono nemici, ma cittadini disagiati. Uno spazio poco curato come quello della spiaggia di Romagnolo, può rendere protagonisti questi giovani, cercando di realizzare nel posto stesso le loro idee. Dar loro quel senso di appartenenza che nasce dalla voglia di fare qualcosa di bello per il psoto in cui vivono e che proteggeranno di conseguenza.
  • Un'area verde vivibile con appositi arredi urbani, ed attrezzature ginniche che non deturpino la vegetazione.
  • Un luogo privo di barriere architettoniche.
  • Riserva naturale
    Grazie al sistema dunale presente lungo la costa, Romagnolo presenta diverse specie di piante che crescono solo in queste condizioni tipiche morfologiche del sistema spiaggia-pianura costiera.
    Tra queste vi sono:
    Vilucchio Marino (calystgia soldanella)


Erba medica (medicago marina)


Violacciocca Matina (matthiola sinuata)


Papavero cornuto (glaucium Flavum)


Durante (r)evolution Romagnolo, abbiamo incontrato diverse realtà del territorio tra queste:
Salviamo l'oreto, Geode associazione naturalistica, Retake Palermo, Guerrillia Gardening, Wwf sicilia nord occidentale, Rievoluzione Motoria, Scalo5b, Lisca Bianca, Legambiente, Up Palermo, Fajdda unione giovanile indipendentista, Tu sei la Città e Ecomuseo del mare.
Attraverso la collaborazione con Scalo5b ed Ecomuseo del mare, stiamo mettendo in atto un progetto che punti alla realizzazione degli arredi ma che allo stesso tempo coinvolga la cittadinanza e le realtà presenti sul territorio.
Scalo5B attraverso il progetto Officina sociale del volontariato artigiano (presentato a fondazione con il Sud), realizza tramite apparecchiature di meccanica e falegnameria, dei prodotti e degli oggetti che possono avere un valore di pubblica utilità, dagli arredi urbani ad altro per comunità di minori, scuole e simili, offrendo un contributo alla città stessa.
In occasione di (r)evolution Romagnolo i pensava alla costruzione di alcuni arredi urbani che siano simbolo di rinascita e d'incontro, ad esempio:
  • un tavolo da poter utilizzare durante i laboratori 
  • una panchina
  • strutture ginniche
  • percorsi sensoriali
Come inizio per questo progetto si pensava alla realizzazione di una cupola Geodetica. Un intreccio di elementi naturali come simbolo di connessione tra le persone che hanno collaborato insieme a noi di Azzizzart. La nostra è un'idea che va costruita con la collaborazione e l'accordo di associazioni e cittadinanza, rinforzando una rete che già è presente e dalla crescita esponenziale. Romagnolo diventerebbe davvero "cosa comune" e vanto da esibire. Insieme avremo costruito più della semplice realizzazione del progetto a avremo costruito il senso stesso di appartenenza. 

lunedì 27 maggio 2019

L'Agrumaria Corleone a Romagnolo

Foto di com'è adesso G.P


«C’è un pezzo di città che comincia laddove finisce la passeggiata a mare…, affastellata, ammassata alla rinfusa come se quello che ci sta sopra fosse un pezzo di città a perdere». Così Gaetano Basile descrive il tratto di costa cittadina che noi tutti conosciamo come Romagnolo, località periferica che si sviluppa nel tratto iniziale di via Messina Marine secondo la direttrice diametralmente opposta all’asse di espansione settentrionale della città e che negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo viene scelta per realizzare strutture produttive, logistiche, di cura e di svago, facilmente collegate alla città grazie anche al servizio pubblico della linea tranviaria. Ne sono oggi testimonianza l’ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, da qualche anno recuperato come contenitore di eventi culturali, l’Istituto di Puericultura Solarium Vittorio Emanuele II realizzato dal dottore Pietro Valenza sull’area del cantiere navale Elena avuta in concessione nel 1928, e lo Stand Florio, ex tavernetta del tiro al piccione . Episodi di riconosciuto valore architettonico, allineati in sequenza con la sede storica della fabbrica dell’Agrumaria Corleone , stabilimento che avvia la sua attività negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo per sfruttare al meglio le potenzialità del limone. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, infatti, la Sicilia aveva conseguito una sorta di monopolio della produzione di citrato di calcio estratto dal limone poiché nelle province di Messina, Palermo e Siracusa erano sorte numerose imprese artigianali. E la necessità di tutelare il commercio degli agrumi e dei loro derivati aveva determinato la nascita della Camera Agrumaria per la Sicilia e la Calabria che, istituita con la legge del 5 luglio 1908 n. 404 aveva il compito di esaminare provvedimenti per promuovere, sviluppare e disciplinare il commercio degli agrumi e dei loro derivati (citrato di calcio e agrocotto) e agevolare lo sviluppo delle fabbriche per la produzione del prodotto finito, l’acido citrico, ma anche di favorire la costituzione della Banca Agrumaria a servizio dei produttori e degli industriali . Il lavoro per la produzione degli olii essenziali, originariamente artigianale prettamente manuale, prevedeva le seguenti fasi operative: la cavatura della polpa dall’agrume, la successiva estrazione dell’essenza dalla buccia mediante lo schiacciamento della stessa contro spugne di mare per mano dello sfumatore, e l’ulteriore spremitura con un torchio delle spugne imbibite di olio per estrarre l’emulsione che per decantazione produceva “l’essenza a spugna”. Il succo della polpa era destinato alla Chimica Arenella, stabilimento che ne estraeva il citrato di calcio per poi trasformarlo in acido citrico. La sede palermitana dell’Agrumaria Corleone viene costruita nel 1915 c. su un lotto di terreno di estensione pari a circa 3000 metri quadri concesso dal Demanio dello Stato - Ramo Marina Mercantile in comodato d’uso a Salvatore Corleone (1865-1931). Il fabbricato, allineato sull’asse stradale di via Messina Marine, è a due elevazioni caratterizzate dalle incorniciature a fascia in finto bugnato e dall’intonaco del prospetto a finto mattoncino rosso secondo la coeva tradizione architettonica locale, ed è affiancato da due corpi simmetrici ad una elevazione. I bracci longitudinali, protesi verso il mare, delimitano la corte che viene chiusa nel 1934 con la realizzazione dei magazzini asserviti alla struttura principale. Si tratta di trasformazioni avvenute in diverse fasi e riconoscibili dalla diversa tipologia delle strutture portanti: i corpi allineati su via Messina Marine sono realizzati in muratura e hanno solai piani composti da travi in ferro e laterizi, e copertura a tetto in legno con manto di tegole in coppi; il corpo retrostante, destinato all’attività produttiva, ha struttura intelaiata in cemento armato caratterizzata da un sistema centrale quadripartito la cui maggiore altezza consente l’inserimento di lucernari a nastro per l’illuminazione diurna. L’atto del 1970 di rinnovo della concessione per ulteriori dieci anni del terreno dove la società per azioni Corleone Salvatore e C. aveva realizzato l’Agrumaria esplicita la consistenza dell’intero complesso che risulta costituito da un corpo principale con superficie di mq 1768,48 c. adibito al piano terra a sede di attività produttiva, da un capannone adiacente di mq 90, e da un tratto di arenile antistante all’immobile di mq 2075,80 considerato area asservita ai manufatti e destinata a deposito allo scoperto dei prodotti derivati agrumari. E con un sopralluogo effettuato nel 2006 congiuntamente alla proprietà, Demanio dello Stato-Ramo Marina Mercantile-Capitaneria di Porto di Palermo, si è potuto constatare che seppure il fronte su strada conserva ancora ben distinguibili tutti i caratteri tipologici che lo definiscono, l’interno presenta una consistenza piuttosto degradata; nell’ultimo vano a destra del I piano, che era adibito ad abitazione, sono ancora esistenti il controsoffitto in legno cassettonato, tracce di decorazioni policrome, resti di pavimentazione in cemento stampato, il corrimano della scala in ferro battuto e, sul muro perimetrale esterno, un’edicola votiva rettangolare definita da un’incorniciatura a fascia sormontata da un timpano triangolare spezzato con terminazioni a ricciolo che custodisce una lastra in pietra grafite sulla quale si scorgono tracce dell’immagine della Madonna. Al piano terra intorno al grande spazio centrale destinato ai macchinari per la lavorazione degli agrumi si distribuiscono gli ambienti a supporto delle attività degli artigiani tra i quali era compreso quello dedicato alle giovani mamme per l’allattamento, a testimonianza di una strutturazione lavorativa all’avanguardia e al passo con coeve realtà peninsulari. L’incremento della produzione, la necessità di aggiornare le metodologie lavorative manuali con il supporto di procedure meccanizzate, e la consequenziale necessità di ampliamento dei locali, determinano la scelta dello spostamento dell’attività in una nuova sede nell’area industriale di Brancaccio e la contestuale cessazione dell’utilizzo dello stabilimento di via Messina Marine . La ridefinizione di questo ampio tratto di costa, che è stata già avviata nell’ultimo ventennio del secolo con un percorso di recupero, tutela e riuso di una porzione di archeologia industriale, l’ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, non può non considerare la salvaguardia e conservazione, la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dei “contenitori eccellenti” che ancora la caratterizzano, ricchi di potenzialità intrinseche in attesa di essere proficuamente restituiti alla collettività.