lunedì 27 maggio 2019

L'Agrumaria Corleone a Romagnolo

Foto di com'è adesso G.P


«C’è un pezzo di città che comincia laddove finisce la passeggiata a mare…, affastellata, ammassata alla rinfusa come se quello che ci sta sopra fosse un pezzo di città a perdere». Così Gaetano Basile descrive il tratto di costa cittadina che noi tutti conosciamo come Romagnolo, località periferica che si sviluppa nel tratto iniziale di via Messina Marine secondo la direttrice diametralmente opposta all’asse di espansione settentrionale della città e che negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo viene scelta per realizzare strutture produttive, logistiche, di cura e di svago, facilmente collegate alla città grazie anche al servizio pubblico della linea tranviaria. Ne sono oggi testimonianza l’ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, da qualche anno recuperato come contenitore di eventi culturali, l’Istituto di Puericultura Solarium Vittorio Emanuele II realizzato dal dottore Pietro Valenza sull’area del cantiere navale Elena avuta in concessione nel 1928, e lo Stand Florio, ex tavernetta del tiro al piccione . Episodi di riconosciuto valore architettonico, allineati in sequenza con la sede storica della fabbrica dell’Agrumaria Corleone , stabilimento che avvia la sua attività negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo per sfruttare al meglio le potenzialità del limone. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, infatti, la Sicilia aveva conseguito una sorta di monopolio della produzione di citrato di calcio estratto dal limone poiché nelle province di Messina, Palermo e Siracusa erano sorte numerose imprese artigianali. E la necessità di tutelare il commercio degli agrumi e dei loro derivati aveva determinato la nascita della Camera Agrumaria per la Sicilia e la Calabria che, istituita con la legge del 5 luglio 1908 n. 404 aveva il compito di esaminare provvedimenti per promuovere, sviluppare e disciplinare il commercio degli agrumi e dei loro derivati (citrato di calcio e agrocotto) e agevolare lo sviluppo delle fabbriche per la produzione del prodotto finito, l’acido citrico, ma anche di favorire la costituzione della Banca Agrumaria a servizio dei produttori e degli industriali . Il lavoro per la produzione degli olii essenziali, originariamente artigianale prettamente manuale, prevedeva le seguenti fasi operative: la cavatura della polpa dall’agrume, la successiva estrazione dell’essenza dalla buccia mediante lo schiacciamento della stessa contro spugne di mare per mano dello sfumatore, e l’ulteriore spremitura con un torchio delle spugne imbibite di olio per estrarre l’emulsione che per decantazione produceva “l’essenza a spugna”. Il succo della polpa era destinato alla Chimica Arenella, stabilimento che ne estraeva il citrato di calcio per poi trasformarlo in acido citrico. La sede palermitana dell’Agrumaria Corleone viene costruita nel 1915 c. su un lotto di terreno di estensione pari a circa 3000 metri quadri concesso dal Demanio dello Stato - Ramo Marina Mercantile in comodato d’uso a Salvatore Corleone (1865-1931). Il fabbricato, allineato sull’asse stradale di via Messina Marine, è a due elevazioni caratterizzate dalle incorniciature a fascia in finto bugnato e dall’intonaco del prospetto a finto mattoncino rosso secondo la coeva tradizione architettonica locale, ed è affiancato da due corpi simmetrici ad una elevazione. I bracci longitudinali, protesi verso il mare, delimitano la corte che viene chiusa nel 1934 con la realizzazione dei magazzini asserviti alla struttura principale. Si tratta di trasformazioni avvenute in diverse fasi e riconoscibili dalla diversa tipologia delle strutture portanti: i corpi allineati su via Messina Marine sono realizzati in muratura e hanno solai piani composti da travi in ferro e laterizi, e copertura a tetto in legno con manto di tegole in coppi; il corpo retrostante, destinato all’attività produttiva, ha struttura intelaiata in cemento armato caratterizzata da un sistema centrale quadripartito la cui maggiore altezza consente l’inserimento di lucernari a nastro per l’illuminazione diurna. L’atto del 1970 di rinnovo della concessione per ulteriori dieci anni del terreno dove la società per azioni Corleone Salvatore e C. aveva realizzato l’Agrumaria esplicita la consistenza dell’intero complesso che risulta costituito da un corpo principale con superficie di mq 1768,48 c. adibito al piano terra a sede di attività produttiva, da un capannone adiacente di mq 90, e da un tratto di arenile antistante all’immobile di mq 2075,80 considerato area asservita ai manufatti e destinata a deposito allo scoperto dei prodotti derivati agrumari. E con un sopralluogo effettuato nel 2006 congiuntamente alla proprietà, Demanio dello Stato-Ramo Marina Mercantile-Capitaneria di Porto di Palermo, si è potuto constatare che seppure il fronte su strada conserva ancora ben distinguibili tutti i caratteri tipologici che lo definiscono, l’interno presenta una consistenza piuttosto degradata; nell’ultimo vano a destra del I piano, che era adibito ad abitazione, sono ancora esistenti il controsoffitto in legno cassettonato, tracce di decorazioni policrome, resti di pavimentazione in cemento stampato, il corrimano della scala in ferro battuto e, sul muro perimetrale esterno, un’edicola votiva rettangolare definita da un’incorniciatura a fascia sormontata da un timpano triangolare spezzato con terminazioni a ricciolo che custodisce una lastra in pietra grafite sulla quale si scorgono tracce dell’immagine della Madonna. Al piano terra intorno al grande spazio centrale destinato ai macchinari per la lavorazione degli agrumi si distribuiscono gli ambienti a supporto delle attività degli artigiani tra i quali era compreso quello dedicato alle giovani mamme per l’allattamento, a testimonianza di una strutturazione lavorativa all’avanguardia e al passo con coeve realtà peninsulari. L’incremento della produzione, la necessità di aggiornare le metodologie lavorative manuali con il supporto di procedure meccanizzate, e la consequenziale necessità di ampliamento dei locali, determinano la scelta dello spostamento dell’attività in una nuova sede nell’area industriale di Brancaccio e la contestuale cessazione dell’utilizzo dello stabilimento di via Messina Marine . La ridefinizione di questo ampio tratto di costa, che è stata già avviata nell’ultimo ventennio del secolo con un percorso di recupero, tutela e riuso di una porzione di archeologia industriale, l’ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, non può non considerare la salvaguardia e conservazione, la riqualificazione e la rifunzionalizzazione dei “contenitori eccellenti” che ancora la caratterizzano, ricchi di potenzialità intrinseche in attesa di essere proficuamente restituiti alla collettività.

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