L'Agrumaria Corleone a Romagnolo

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| Foto di com'è adesso G.P |
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«C’è un pezzo di città che comincia
laddove finisce la passeggiata a mare…,
affastellata, ammassata alla rinfusa come se
quello che ci sta sopra fosse un pezzo di
città a perdere». Così Gaetano Basile descrive il tratto di costa cittadina che noi
tutti conosciamo come Romagnolo, località
periferica che si sviluppa nel tratto iniziale
di via Messina Marine secondo la direttrice
diametralmente opposta all’asse di
espansione settentrionale della città e che
negli anni a cavallo tra il XIX e il XX
secolo viene scelta per realizzare strutture
produttive, logistiche, di cura e di svago,
facilmente collegate alla città grazie anche
al servizio pubblico della linea tranviaria.
Ne sono oggi testimonianza l’ex
Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, da
qualche anno recuperato come contenitore
di eventi culturali, l’Istituto di Puericultura
Solarium Vittorio Emanuele II realizzato
dal dottore Pietro Valenza sull’area del
cantiere navale Elena avuta in concessione
nel 1928, e lo Stand Florio, ex tavernetta
del tiro al piccione . Episodi di
riconosciuto valore architettonico, allineati
in sequenza con la sede storica della
fabbrica dell’Agrumaria Corleone ,
stabilimento che avvia la sua attività negli
anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo per
sfruttare al meglio le potenzialità del
limone.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni
del Novecento, infatti, la Sicilia aveva
conseguito una sorta di monopolio della
produzione di citrato di calcio estratto dal
limone poiché nelle province di Messina,
Palermo e Siracusa erano sorte numerose
imprese artigianali.
E la necessità di tutelare il commercio
degli agrumi e dei loro derivati aveva
determinato la nascita della Camera
Agrumaria per la Sicilia e la Calabria che,
istituita con la legge del 5 luglio 1908 n.
404 aveva il compito di esaminare
provvedimenti per promuovere, sviluppare
e disciplinare il commercio degli agrumi e
dei loro derivati (citrato di calcio e
agrocotto) e agevolare lo sviluppo delle
fabbriche per la produzione del prodotto
finito, l’acido citrico, ma anche di favorire
la costituzione della Banca Agrumaria a
servizio dei produttori e degli industriali .
Il lavoro per la produzione degli olii
essenziali, originariamente artigianale
prettamente manuale, prevedeva le
seguenti fasi operative: la cavatura della
polpa dall’agrume, la successiva estrazione
dell’essenza dalla buccia mediante lo
schiacciamento della stessa contro spugne
di mare per mano dello sfumatore, e
l’ulteriore spremitura con un torchio delle
spugne imbibite di olio per estrarre
l’emulsione che per decantazione
produceva “l’essenza a spugna”. Il succo
della polpa era destinato alla Chimica
Arenella, stabilimento che ne estraeva il
citrato di calcio per poi trasformarlo in
acido citrico.
La sede palermitana dell’Agrumaria
Corleone viene costruita nel 1915 c. su un
lotto di terreno di estensione pari a circa
3000 metri quadri concesso dal Demanio
dello Stato - Ramo Marina Mercantile in
comodato d’uso a Salvatore Corleone
(1865-1931). Il fabbricato, allineato
sull’asse stradale di via Messina Marine, è a
due elevazioni caratterizzate dalle
incorniciature a fascia in finto bugnato e
dall’intonaco del prospetto a finto
mattoncino rosso secondo la coeva
tradizione architettonica locale, ed è
affiancato da due corpi simmetrici ad una
elevazione. I bracci longitudinali, protesi verso il mare, delimitano la corte che viene
chiusa nel 1934 con la realizzazione dei
magazzini asserviti alla struttura principale.
Si tratta di trasformazioni avvenute in
diverse fasi e riconoscibili dalla diversa
tipologia delle strutture portanti: i corpi
allineati su via Messina Marine sono
realizzati in muratura e hanno solai piani
composti da travi in ferro e laterizi, e
copertura a tetto in legno con manto di
tegole in coppi; il corpo retrostante,
destinato all’attività produttiva, ha struttura
intelaiata in cemento armato caratterizzata
da un sistema centrale quadripartito la cui
maggiore altezza consente l’inserimento di
lucernari a nastro per l’illuminazione
diurna.
L’atto del 1970 di rinnovo della
concessione per ulteriori dieci anni del
terreno dove la società per azioni Corleone
Salvatore e C. aveva realizzato l’Agrumaria
esplicita la consistenza dell’intero complesso
che risulta costituito da un corpo principale
con superficie di mq 1768,48 c. adibito al
piano terra a sede di attività produttiva, da
un capannone adiacente di mq 90, e da un
tratto di arenile antistante all’immobile di
mq 2075,80 considerato area asservita ai
manufatti e destinata a deposito allo
scoperto dei prodotti derivati agrumari.
E con un sopralluogo effettuato nel
2006 congiuntamente alla proprietà,
Demanio dello Stato-Ramo Marina
Mercantile-Capitaneria di Porto di
Palermo, si è potuto constatare che
seppure il fronte su strada conserva ancora
ben distinguibili tutti i caratteri tipologici
che lo definiscono, l’interno presenta una
consistenza piuttosto degradata; nell’ultimo
vano a destra del I piano, che era adibito
ad abitazione, sono ancora esistenti il
controsoffitto in legno cassettonato, tracce
di decorazioni policrome, resti di
pavimentazione in cemento stampato, il
corrimano della scala in ferro battuto e, sul
muro perimetrale esterno, un’edicola votiva
rettangolare definita da un’incorniciatura a
fascia sormontata da un timpano
triangolare spezzato con terminazioni a
ricciolo che custodisce una lastra in pietra
grafite sulla quale si scorgono tracce
dell’immagine della Madonna. Al piano
terra intorno al grande spazio centrale
destinato ai macchinari per la lavorazione
degli agrumi si distribuiscono gli ambienti
a supporto delle attività degli artigiani tra i
quali era compreso quello dedicato alle
giovani mamme per l’allattamento, a
testimonianza di una strutturazione
lavorativa all’avanguardia e al passo con
coeve realtà peninsulari.
L’incremento della produzione, la
necessità di aggiornare le metodologie
lavorative manuali con il supporto di
procedure meccanizzate, e la
consequenziale necessità di ampliamento
dei locali, determinano la scelta dello
spostamento dell’attività in una nuova sede
nell’area industriale di Brancaccio e la
contestuale cessazione dell’utilizzo dello
stabilimento di via Messina Marine .
La ridefinizione di questo ampio tratto
di costa, che è stata già avviata nell’ultimo
ventennio del secolo con un percorso di
recupero, tutela e riuso di una porzione di
archeologia industriale, l’ex Deposito
Locomotive di Sant’Erasmo, non può non
considerare la salvaguardia e conservazione,
la riqualificazione e la rifunzionalizzazione
dei “contenitori eccellenti” che ancora la
caratterizzano, ricchi di potenzialità
intrinseche in attesa di essere
proficuamente restituiti alla collettività.
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