sabato 30 marzo 2019

Baglio Conte Federico.

Ancora lontana dall'idea della villeggiatura, la nobiltà ravvisava piuttosto in queste residenze di campagna la possibilità di vigilare, dalla primavera all'autunno, sul lavoro dei contadini, oltre che dedicarsi ai passatempi preferiti, che all'epoca consistevano negli svaghi venatori, nel ricevere i propri pari, nell'organizzare feste e conviti, occasione propizia per gustare il pregevole vino locale di cui questa contrada andava rinomata.
Molti secoli fa questo baglio fu il cuore del vasto possedimento dei conti Federico, che ha dato nome a tutta la contrada attraversata dall'ononima lunghissima via: oltrepassato il centro abitato, questo antico tracciato prosegue verso Maredolce, stretto e incassato fra alte muraglie che ancora ricordano lo sconfinato tenimento dei Federico dei San Giorgio, formatosi attorno ad un antico baglio originariamente appartenuto ai Padri Domenicani.
Al di là di questa via, di tratto in tratto, da cancelli gelosamente chiusi, si intravedono ancora fondi estesi e ben coltivati, raccolti attorno a torri rusticane cinquecentesche come Alici, Valdaura e Favarella, le ultime pressochè riconoscibili, in quanto trasformate in piacevoli ville residenziali. Anche il baglio agricolo dei Federico fu oggetto di trasformazione residenziale sencondo una studiata ricerca di simmetrie e proporzioni: a ricordo del passato è rimasto il portale ad arco che si apre su Via Conte Federico, significativo esempio di quei tradizionali moduli rurali collegati alla tipologia dei bagli.
In fondo all'ampia corte rettangolare si leva la mole imponente di questa villa nobiliare con i sui cinque balconi sorretti da robuste mensole in pietra dalle modanature tondeggianti che, con eguale cadenza, si riempono sul retroprospetto. Questi mensoloni, insieme all'elegante inserto del passo carraio, costituiscono l'unico elemento decorativo delle mura esterne, lasciate volutamente rustiche.
In basso, sulla destra, si apre l'ampio fornice attraverso il quale si passa attraverso il retro della costruzione che prospetta sull'agrumeto e spinge fino al limite dell'autostrada Palermo-Catania.


Anche questa facciata è simile alla precedente, pur denotando una maggiore cure nella realizzazione dei balconi, uno dei quali presenta una ringhiera a petto d'oca e le consuete mensole di sostegno.
L'ingresso al piano nobile, avviene da una scala interna con volta lunettata che immette in una fila di saloni.
In contrasto con il tono rustico e severo della costruzione esterna,  i conti Federico cercarono qualche tratto di nobile distinzione negli interni: difatti le volte a padiglione del salone d'onore, dell'altezza smisurata di circa otto metri, conservano una vivace decorazione a fresco di allegorie araldiche, ancora leggibili nonostante le scrostature e il sudiciume.
Sui lati lunghi, due scene naturalistiche inserite dentro medaglioni in stucco riprendono forse elementi del paesaggio circostante come doveva presentarsi a quell'epoca.
Di particolare pregio il pavimento realizzato con mattoni in maiolica e motivi floreali, significativo esempio di quella ormai rara ornamentazione a finti cassettoni dipinti, con le travi lasciate volutamente scoperte secondo un gusto proprio del XVII secolo, quindi anteriore alla moda delle volte stuccate e affrescate.
Dal salone principale si esce su un terrazzo quadrangolare che fa ancora da copertura ai corpi rustici sottostanti , costruiti in grossi blocchi di tufo caratterizzati da aperture ad arco. 

Questo terrazzo un tempo dominava tutto il paesaggio circostante, fino alla riva del mare, mentre oggi attorno, si vedono solo villette e palazzi. Tuttavia, se si guarda dalla parte del monte Grifone, si ravvisano con chiarezza la chiesa di San Ciro, il castello di Maredolce e, tutto intorno, quel poco che resta della verde campagna della Conca d'oro.
Aggregata al baglio esisteva una chiesa costruita dal conte Antonio Federico, distrutta nel 1812 ricostruita e  poi demolita nel 1935 per far posto a un più ampio edificio che nulla più conserva degli elementi originari.
Agli inizi dell'800 il baglio è passato alla famiglia Pagano. Oggi continua a essere abitato da gente modesta che vive modestamente in quella che fu una grande casa da signore. 

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