venerdì 5 aprile 2019

L'acquario dell'uomo pesce. (racconti della costa sud)

In una casetta di Via Messina Marine, nella borgata dello Sperone, viveva Eliodoro Catalano, conosciuto da tutti come l'uomo pesce.
Figlio della sorella di padre Messina e di Eustachio Catalano (pittore e direttore dell'accademia delle belle arti), Eliodoro soffriva di ricordi, specialmente quando pensava a quello che un tempo era il suo splendido mare. 

La sua era, infatti, l'epoca del sacco di Palermo, quando in soli vent'anni la speculazione edilizia iniziò a distruggere la costa sud.

Lentamente scompariva la conca D'oro, con i suoi orti lussureggianti e giardini che lasciavano l'odore tipico della nostra terra: la zagara.
Incapace di sopportare tutto questo, Eliodoro trasformò la sua casa in una sorte di terra di frontiera. Iniziò ad immergersi in ogni genere di letture, diventando esperto di svariate discipline, dalla meccanica all'ingegneria, dalla scultura alla pittura.
Studiò con vero rigore la fauna marina del Golfo di Palermo, e nei momenti liberi esplorava fondali con la sua barca.
Venne così assunto all'istituto di zoologia dell'università, che lui stesso dotò di un prezioso acquario scientifico.

Per salvare almeno una parte della natura presa d'assalto dalla speculazione edilizia, Eliodoro decise di costruire un acquario dentro casa sua.
Si trattava di una struttura di circa 150mq dotata di altre venti vasche dove venne riprodotto l'ambiente del Golfo con tutte le specie più belle.
I visitatori arrivavano da ogni parte del mondo. Lo dimostravano i messaggi e le lettere di ammirazione di biologi e studiosi giapponesi, indiani, tedeschi, lasciati su un registro custodito gelosamente.


Hajo Scmidt, massimo esperto di coralli, gli portò la prima Alicia viva. Enrico Tortonese, ittologo di fama mondiale, vi osservò pesci nuovi e sconosciuti. Ospite abituale fu il cardinale Ruffini, che restava ore intere a contemplare pesci e coralli.
Per lui era una visione del creato nascosto sotto il blu del mare, per questo promise la costruzione di un acquario più grande al foro italico.


Eliodoro realizzò anche dei anche dei bacini per abitanti del mare più esigenti, come tartarughe, faciani e cernie. La cernia più amata fu Bernice, salvata agonizzante dal banco di un pescivendolo del Porticello.
La cernia si faceva accarezzare e giocava con Eliodoro.
Nel 2012 l'acquario smise di funzionare e la struttura divenne un deposito. Eliodoro raccoglieva tutti gli oggetti che il mare portava.
"Raccolgo gli oggetti buttati, i ricordi della gente e li eterno qui" diceva.
Come l'acquario, anche casa sua era fatta di ricordi appartenenti ad altre persone: foto di famiglie sconosciute, mosaici e pietre multicolore, un'altalena che penzolava dal soffitto, un fazzoletto ricamato a mano che riportava la data 1832 con la scritta "sà che fa il mio bene". Eliodoro per ogni oggetto trovato immaginava una storia.
Collezioni di conchiglie, vasi , quadri, botti trasformate in sgabelli, mattonelle, piatti , reti, serrande e bottiglie vuote che diventavano giochi di luce.
Un custode del nostro passato, di ciò che eravamo.
"Era bello quando il mare era giusto" sospirava Eliodoro perdendosi nei suoi ricordi. 



1 commento:

  1. Un giorno andai a trovarlo e suonai il campanello che non era altro che una corda legata ad una latta vuota. Mi ricevette con piacere e mi mostro' oltre al suo rapace in giardino, anche i suoi pesci: il fagiano, la cernia e se non ricordo male una murena. Aveva creato i suoi acquari con vasche di eternit applicando su queste il vetro e il tutto era incastonato in una parete di legno. Amava il mare così come lo amo anch'io e il vederlo rovinato ci faceva soffrire entrambi...RIP ❤

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