Grazie a (R)evolution Romagnolo, ai cittadini volontari e alle associazioni che hanno aderito alle nostre iniziative, ha avuto inizio la prima fase di progettazione degli arredi Urbani per la valorizzazione della costa sud.
Insieme a Mare Memoria Viva, Scalo5b, Lisca Bianca e alle competenze di ciascuno, abbiamo scoperto un aspetto paesaggistico che personalmente sconoscevamo.
Il tratto di costa in questione presenta un sistema dunale che permette la crescita di vegetazione, come la Violacciocca Matina (Matthiola sinuata), che ci ha spinti a ragionare su un'intervento che non intacchi la natura del luogo ma che ne valorizzi le potenzialità.
L'obiettivo condiviso dalle associazioni e dai cittadini volontari è quello di aprire uno spazio fruibile a tutti: giovani, anziani, disabili, turisti.
Un luogo d'incontro dove poter svolgere attività ludiche, sport, pic nic ... in questo spazio verde ricco di potenzialità che ha tanto da dare, anche se il mare rimarrà non balneabile.
domenica 19 maggio 2019
lunedì 6 maggio 2019
Come nasce (R)evolution Romagnolo?
(R)evolution nasce dall'idea di avere un parco verde nel quartiere di Romagnolo.La nostra associazione si trova in una parallela della Via Messina Marine, e la scorsa estate utilizzavamo la spiaggia per le nostre attività all'aria aperta. In periferia non esistono molte aree verdi dove poter rilassarsi o portare i nostri bimbi a giocare, così abbiamo pensato di trasformare un tratto dell'area verde sovrastante alla spiaggia in un vero parco fruibile a tutti.
Ci siamo interessati al passato di quella che "la costa levante" era tanti anni fa prima del sacco di Palermo.
Romagnolo possedeva moltissimi scogli tra cui la pietra Alba adesso sommersa. Un po' come quel famoso scoglio, vogliamo far riemergere un luogo d'incontro culturale e artistico.
Il nome (R)evolution nasce dalla voglia di prendere in mano la situazione ed iniziare questo processo di cambiamento e appropriazione del luogo in cui viviamo, per evolverci attraverso le nostre e le vostre idee.
Abbiamo iniziato con la pulizia della spiaggia, un po' come le pulizie di primavera che si svolgono all'interno della propria casa per poterla vivere al meglio.
I nostri vicini di casa (cittadini volontari e Associazioni) ci stanno aiutando affinchè questo progetto possa divenire realtà.
giovedì 25 aprile 2019
Perchè si festeggia il 25 aprile.
Oggi in Italia si celebra la "Festa della Liberazione", la festività nazionale istituita nel 1949 per ricordare la fine del regime fascista e dell'occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale, simbolicamente associata al 25 aprile 1945.L'occupazione tedesca e fascista non terminò in un solo giorno ma si considera il 25 aprile come data simbolo, perchè quel giorno del 1945 coincise con l'inizio della ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano coordinato per riprendere le città.
La decisione di scegliere il 25 aprile come festa della liberazione (o come anniversario della liberazione d'Italia) fu presa il 22 aprile del 1946, quando il governo italiano provvisorio- il primo guidato da Alcide De Gasperi e l'ultimo Regno d'Italia- stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere festa nazionale.
domenica 14 aprile 2019
La storia di Pasquale, ex minatore di 92 anni che ogni giorno guida per 60 chilometri per vedere il mare.
Questa volta non ci troviamo a Romagnolo, ma questa storia ci fa comprendere quanto sia importante il mare.
"Ringrazio Dio, che mi dà questo potere di venire qua. E che mi tiene ancora la mente lucida". Pasquale Di Marco ha 92 anni e alle spalle una vita da minatore. Ogni giorno sale in auto e guida per 60 km: da Poggio San Vittorino arriva a Giulianova, in provincia di Teramo, prende la sua sediolina e si siede in riva al mare.
La sua vita passata in Belgio, a 900 metri di profondità, in miniera, ma anche nei campi a zappare e raccogliere ortaggi.
Tutti i giorni dei 92 anni della sua vita hanno in comune un elemento specifico: il mare. E' questo il legame incredibile con questo elemento della natura a spingerlo ancora, nonostante il peso degli anni sulle spalle, a percorrere quella strada lunga chilometri.
La sua schiena è stata vista da tanti a Giulianova: il volto rivolto verso il mare ha suscitato curiosità e tenerezza. Un giorno il giornalista Francesco Marcozzi ha deciso di avvicinarsi a quell'uomo solitario e si è fatto raccontare quei 92 anni di storia.
30 chilometri per andare e 30 per tornare. Una costanza impressionante, un romanticismo fuori dal comune che non ha lasciati indifferenti molti.
Quel viaggio, tutti i giorni, quasi non gli pesa. Il segreto per restare giovani nonostante gli anni è "mangiare tutto ". Fumare mai, bere niente, ma alla bontà della cucina abbruzzese non rinuncia. Come a quel mare, che nella sua vita è una costanza che non vuole abbandonare.
"Ringrazio Dio, che mi dà questo potere di venire qua. E che mi tiene ancora la mente lucida". Pasquale Di Marco ha 92 anni e alle spalle una vita da minatore. Ogni giorno sale in auto e guida per 60 km: da Poggio San Vittorino arriva a Giulianova, in provincia di Teramo, prende la sua sediolina e si siede in riva al mare.
La sua vita passata in Belgio, a 900 metri di profondità, in miniera, ma anche nei campi a zappare e raccogliere ortaggi.
Tutti i giorni dei 92 anni della sua vita hanno in comune un elemento specifico: il mare. E' questo il legame incredibile con questo elemento della natura a spingerlo ancora, nonostante il peso degli anni sulle spalle, a percorrere quella strada lunga chilometri.
La sua schiena è stata vista da tanti a Giulianova: il volto rivolto verso il mare ha suscitato curiosità e tenerezza. Un giorno il giornalista Francesco Marcozzi ha deciso di avvicinarsi a quell'uomo solitario e si è fatto raccontare quei 92 anni di storia.
30 chilometri per andare e 30 per tornare. Una costanza impressionante, un romanticismo fuori dal comune che non ha lasciati indifferenti molti.
Quel viaggio, tutti i giorni, quasi non gli pesa. Il segreto per restare giovani nonostante gli anni è "mangiare tutto ". Fumare mai, bere niente, ma alla bontà della cucina abbruzzese non rinuncia. Come a quel mare, che nella sua vita è una costanza che non vuole abbandonare.
venerdì 12 aprile 2019
L'origine del nome Via Messina Marine e Messina Montagne.
Fino al primo ventennio del XIX secolo in Sicilia non esistevano strade carrozzabili, ma delle mulattiere in quanto i viaggiatori potevano raggiungere i centri abitati dell'isola servendosi soltanto delle mule, da basto e da soma. Viaggiatori e cavalcature venivano guidati dai bordonari (conduttori che ben conoscevano gli itinerari, i fondaci e le rare locande ove poter alloggiare).
A metà del cinquecento, sotto il governo viceregio spagnolo, venne introdotto anche nel regno di Sicilia il servizio delle poste, dapprima limitato ad uso esclusivo della Corte e successivamente esteso all'uso dei privati.
A metà del cinquecento, sotto il governo viceregio spagnolo, venne introdotto anche nel regno di Sicilia il servizio delle poste, dapprima limitato ad uso esclusivo della Corte e successivamente esteso all'uso dei privati.
nel 1549, con la istituzione del "Regio Officio di Corriere Maggiore" (equivalente al'odierno "Ente poste Italiane") ingabellato ad un nobile messinese di origine spagnola (Francisco de Capata, italianizzato poi in Zappata), vennero istituite otto corse dei corrieri, cioè otto servizi di trasporto della posta, con cadenza settimanale.
Partendo da Palermo i Regi Corrieri attraversavano tutte le provincie siciliane, distribuendo e ritirando le lettere, sia pubbliche che private, appoggiandosi dapprima alle Regie Secrezi e successivamente alle Luogotenenze di Posta, antesignane degli odierni uffici postali.
Due di queste Corse collegavano Palermo a Messina, cioè le due principali città nel regno: una costeggiando il litorale settentrionale e l'altra attraversando le montagne dell'interno dell'isola.
Servendosi del tracciato dell'antica Via Consolare Valeria (costruita nel 210 a.c. dal console romano Marcus Valerius Laevinus, ad uso dei collegamenti militari), la prima delle otto Corse postali percorreva il medesimo itinerario costiero che, partendo da Palermo, toccava Solanto, Termini,Cefalù, Alesa, Caronia Cagatinno (odierna S.Agata) , Tindari, Milazzo e giungeva a Messina.
Pertanto essa venne denominata Corsa da Palermo a Messina per via delle Marine e tale locuzione - nata per uso postale - rimase nel toponio di quella strada che ancora oggi s'intitola Via Messina Marine.
La seconda Corsa Postale, denominata "per via delle Montagne", partendo dall'odierno Corso dei Mille raggiungeva prima Catania e poi Messina, attraverso un tracciato interno, identificabile con l'odierna strada statale n°120 detta "dell'Etna e delle Madonie".
Questi antichi toponimi - nati con l'introduzione del servizio pubblico delle poste - sono riscontrabili anche sugli Orari postali e sui bolli postali del settecento: Mess. Marine, o M.Mne, o Mess. Montagne, o Mes. Mon.
Pertanto essa venne denominata Corsa da Palermo a Messina per via delle Marine e tale locuzione - nata per uso postale - rimase nel toponio di quella strada che ancora oggi s'intitola Via Messina Marine.
La seconda Corsa Postale, denominata "per via delle Montagne", partendo dall'odierno Corso dei Mille raggiungeva prima Catania e poi Messina, attraverso un tracciato interno, identificabile con l'odierna strada statale n°120 detta "dell'Etna e delle Madonie".
Questi antichi toponimi - nati con l'introduzione del servizio pubblico delle poste - sono riscontrabili anche sugli Orari postali e sui bolli postali del settecento: Mess. Marine, o M.Mne, o Mess. Montagne, o Mes. Mon.
mercoledì 10 aprile 2019
La chiesa di S. Ciro
Nelle immediate vicinanze, alle falde di Monte Grifone, si trova la sorgente di San Ciro, di cui si intravedono gli archi e la settecentesca chiesa di San Ciro
.
La zona, particolarmente fertile per la presenza della sorgiva, era conosciuta fin da tempi antichissimi; secondo il diarista marchese di Villabianca, dall'antichità la contrada era consacrata alla dea Cerere e in estate vi si celebravano delle feste in suo onore. Scelta dai conquistatori romani e poi dai musulmani per l'edificazione di ville suburbane, fu dedicata a questo ruolo dal re normanno Ruggero che vi fece costruire il castello di Maredolce, mantenendone lo sfruttamento agricolo.
Dal XVII secolo è noto, in questa zona, un culto particolare per la Madonna Assunta, protettrice degli agricoltori e giardinieri, e si tramanda l'esistenza di una cappella con tale titolo. Nel 1656 padre Girolamo Matranga vi fondò una cappella dedicata alla Madonna della Grazia. Presso la chiesa, nel 1735 si costruì la congregazione di S. Ciro che, l'anno successivo, fece riedificare la chiesa. La chiesa settecentesca fu restaurata nel 1826, ma già cinquant'anni dopo era in rovina; restaurata ulteriormente nel 1874, fu arricchita dalla statua di S.Ciro e vi fu trasportata una reliquia del Santo. La vicinanza con una cava di pietre ed i lavori per la costruzione dell'autostrada hanno causato ingenti danni statici all'edificio, chiuso al culto negli anni '60 del xx secoloe semidistrutto con la demolizione dell'abside e della parete destra.
Ormai in abbandono, negli anni '80 è stato intrapreso un restauro strutturale diretto dall'architetto Raffaele Savarese; le parti ripristinate nella volumetria sono state lasciate al rustico. La chiesa presenta una facciata tipicamente settecentesca intelaiata da lesene; lesene doppie inquadrano il partito centrale che ospita il portale con il timpano semicircolare.
Lateralmente sono due piccole finestre che danno luce alle cappelle laterali; il secondo ordine si eleva solo sul partito centrale concluso dal timpano triangolare, raccordato con ampie volute ed arricchito da pinnacoli.
Al centro è una finestra semicircolare tripartita. Sul timpano è un fregio in stucco. Altri fregi e festoni, molto deteriorati, ornano la facciata. L'interno ha pianta quadrangolare con cappelle laterali, ed arricchita da fregi, cornici e lesene settecentesche.
La zona, particolarmente fertile per la presenza della sorgiva, era conosciuta fin da tempi antichissimi; secondo il diarista marchese di Villabianca, dall'antichità la contrada era consacrata alla dea Cerere e in estate vi si celebravano delle feste in suo onore. Scelta dai conquistatori romani e poi dai musulmani per l'edificazione di ville suburbane, fu dedicata a questo ruolo dal re normanno Ruggero che vi fece costruire il castello di Maredolce, mantenendone lo sfruttamento agricolo.
Dal XVII secolo è noto, in questa zona, un culto particolare per la Madonna Assunta, protettrice degli agricoltori e giardinieri, e si tramanda l'esistenza di una cappella con tale titolo. Nel 1656 padre Girolamo Matranga vi fondò una cappella dedicata alla Madonna della Grazia. Presso la chiesa, nel 1735 si costruì la congregazione di S. Ciro che, l'anno successivo, fece riedificare la chiesa. La chiesa settecentesca fu restaurata nel 1826, ma già cinquant'anni dopo era in rovina; restaurata ulteriormente nel 1874, fu arricchita dalla statua di S.Ciro e vi fu trasportata una reliquia del Santo. La vicinanza con una cava di pietre ed i lavori per la costruzione dell'autostrada hanno causato ingenti danni statici all'edificio, chiuso al culto negli anni '60 del xx secoloe semidistrutto con la demolizione dell'abside e della parete destra.
Ormai in abbandono, negli anni '80 è stato intrapreso un restauro strutturale diretto dall'architetto Raffaele Savarese; le parti ripristinate nella volumetria sono state lasciate al rustico. La chiesa presenta una facciata tipicamente settecentesca intelaiata da lesene; lesene doppie inquadrano il partito centrale che ospita il portale con il timpano semicircolare.
Lateralmente sono due piccole finestre che danno luce alle cappelle laterali; il secondo ordine si eleva solo sul partito centrale concluso dal timpano triangolare, raccordato con ampie volute ed arricchito da pinnacoli.
Al centro è una finestra semicircolare tripartita. Sul timpano è un fregio in stucco. Altri fregi e festoni, molto deteriorati, ornano la facciata. L'interno ha pianta quadrangolare con cappelle laterali, ed arricchita da fregi, cornici e lesene settecentesche.
sabato 6 aprile 2019
Il trasporto pubblico da s. Erasmo all'acqua dei Corsari.
Negli anni '40 fino ai primi anni '50 la via Messina Marine era decisamente migliore rispetto ad oggi.
Diversi stabilimenti bagni si susseguivano lungo la strada del lungomare ed erano meta di numerosi gitanti.
Fra i mezzi di trasporto pubblico che percorrevano la zona, il più caratteristico era la "ferrovia di Corleone". Partendo dalla stazione di S.Erasmo, i treni a scartamento ridotto transitavano al limite della strada dal lato mare, separati dal marciapiede e da un piccolissimo muretto. La velocità dei treni era molto ridotta e quindi il loro passaggio, per altro non molto frequente come si può rilavare dell'orario FS dell'epoca, non costituiva alcun pericolo per i numerosi pedoni; da ricordare in quell'epoca le auto private erano quasi inesistenti.
I treni erano formati da piccole locomotive tipo 302 trainanti poche carrozze a due assi di 2° e 3° classe del tipo a terrazzino. Solo negli ultimi tempi arrivarono le automotrici RAI 60 e relativi rimorchiate dello stesso tipo.
Il 1° luglio del 1953 la ferrovia fu limitata all'Acqua dei Corsari e i viaggiatori per raggiungere il trenino di Corleone dovevano seguire il seguente itinerario: recarsi alla stazione centrale e fare il biglietto allo sportello 8, quindi uscire sul laterale sinistro dove c'era il capolinea di un autobus della S.R (per cronaca era
una Lancia 3RO a due assi) con il quale si arrivava alla stazione di Acqua dei Corsari, dove attendeva il treno.
Naturalmente al ritorno era lo stesso, prima treno poi autobus. L'unico vantaggio era che si arrivava alla stazione centrale e quindi era più comodo per prendere eventuali coincidenze o autobus urbani. La linea funzionò in questo modo fino al 31 agosto 1954, quando fu soppressa e sostituita con autobus della ITACO- CECALA in partenza sempre dalla stazione centrale.
Di questa linea esiste oggi il deposito locomotive poco dopo la piazza S. Erasmo e qualche fabbricato viaggiatori ,lungo la linea.
Ma il treno non era l'unico mezzo di trasporto, infatti sul litorale arrivavano anche gli autobus della S.A.I.A: il 25 fino a Romagnolo e il 24 fino allo sperone. In genere erano effettuati con Alfa- Romeo a tre assi.
Nel periodo estivo si aggiungevano a queste linee il 26 e il 35 che arrivavano allo Sperone con vetture lancia 3RO a due assi.
Inoltre sempre in estate, un autobus Alfa Romeo a tre assi di colore blu scuro e
azzurro della Soc. Italo-cecala percorreva tutto il litorale fino ai Bagni Italia, poco dopo l'acqua dei Corsari. Il cartello di linea laterale portava la scritta a caratteri blu su sfondo bianco: S. Rita -Lido Olimpo- Bagni Italia, tre degli stabilimenti balneari allora in funzione.
Transitavano, inoltre, ma non effettuavano servizio urbano, gli autobus della S.R (di solito Alfa Romeo a tre assi nei colori blu scuro/verde scuro con fascia rossa), diretti a Pomara, Villabate e Misilmeri e quelli della itaco- cecala, bli scuro e azzurri, per S. Flavia, Porticello, Bagheria ect. Questi autobus anteriormente portavano un cartello di linea con la scritta a caratteri grandi della località dove erano diretti. Infine per il corso dei Mille fino alla piazza Torrelunga transitavano i filobus S.A.S.T della linea 21/31.
Questa, insieme alla circolare 7, costituiva la linea di forza della S.A.S.T.
Effettuata con 14 filobus a tre assi, traversava tutta la città arrivando fino all'Acquasanta e in alcuni orari prolungando ancora Vergine Maria. Questi ultimi portavano un cartello aggiuntivo con la scritta "prolungamento a Villa Igiea- Vergine Maria". Per finire, in via Michele Cipolla e in via Fortunato Fedele, strade situate tra corso dei Mille e via Archirafi, erano i depositi della S.R. (ditta Salvatore Restivo) e della ITACO-CECALA.
Diversi stabilimenti bagni si susseguivano lungo la strada del lungomare ed erano meta di numerosi gitanti.
![]() |
| Stazione Sant'Erasmo |
Fra i mezzi di trasporto pubblico che percorrevano la zona, il più caratteristico era la "ferrovia di Corleone". Partendo dalla stazione di S.Erasmo, i treni a scartamento ridotto transitavano al limite della strada dal lato mare, separati dal marciapiede e da un piccolissimo muretto. La velocità dei treni era molto ridotta e quindi il loro passaggio, per altro non molto frequente come si può rilavare dell'orario FS dell'epoca, non costituiva alcun pericolo per i numerosi pedoni; da ricordare in quell'epoca le auto private erano quasi inesistenti.
I treni erano formati da piccole locomotive tipo 302 trainanti poche carrozze a due assi di 2° e 3° classe del tipo a terrazzino. Solo negli ultimi tempi arrivarono le automotrici RAI 60 e relativi rimorchiate dello stesso tipo.
Il 1° luglio del 1953 la ferrovia fu limitata all'Acqua dei Corsari e i viaggiatori per raggiungere il trenino di Corleone dovevano seguire il seguente itinerario: recarsi alla stazione centrale e fare il biglietto allo sportello 8, quindi uscire sul laterale sinistro dove c'era il capolinea di un autobus della S.R (per cronaca era
| Lancia 3ro |
Naturalmente al ritorno era lo stesso, prima treno poi autobus. L'unico vantaggio era che si arrivava alla stazione centrale e quindi era più comodo per prendere eventuali coincidenze o autobus urbani. La linea funzionò in questo modo fino al 31 agosto 1954, quando fu soppressa e sostituita con autobus della ITACO- CECALA in partenza sempre dalla stazione centrale.
Di questa linea esiste oggi il deposito locomotive poco dopo la piazza S. Erasmo e qualche fabbricato viaggiatori ,lungo la linea.
Ma il treno non era l'unico mezzo di trasporto, infatti sul litorale arrivavano anche gli autobus della S.A.I.A: il 25 fino a Romagnolo e il 24 fino allo sperone. In genere erano effettuati con Alfa- Romeo a tre assi.
Nel periodo estivo si aggiungevano a queste linee il 26 e il 35 che arrivavano allo Sperone con vetture lancia 3RO a due assi.
Inoltre sempre in estate, un autobus Alfa Romeo a tre assi di colore blu scuro e
![]() |
| Autobus Alfa Romeo |
Transitavano, inoltre, ma non effettuavano servizio urbano, gli autobus della S.R (di solito Alfa Romeo a tre assi nei colori blu scuro/verde scuro con fascia rossa), diretti a Pomara, Villabate e Misilmeri e quelli della itaco- cecala, bli scuro e azzurri, per S. Flavia, Porticello, Bagheria ect. Questi autobus anteriormente portavano un cartello di linea con la scritta a caratteri grandi della località dove erano diretti. Infine per il corso dei Mille fino alla piazza Torrelunga transitavano i filobus S.A.S.T della linea 21/31.
Questa, insieme alla circolare 7, costituiva la linea di forza della S.A.S.T.
Effettuata con 14 filobus a tre assi, traversava tutta la città arrivando fino all'Acquasanta e in alcuni orari prolungando ancora Vergine Maria. Questi ultimi portavano un cartello aggiuntivo con la scritta "prolungamento a Villa Igiea- Vergine Maria". Per finire, in via Michele Cipolla e in via Fortunato Fedele, strade situate tra corso dei Mille e via Archirafi, erano i depositi della S.R. (ditta Salvatore Restivo) e della ITACO-CECALA.
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